Fathi Hassan

Fathi Hassan, un membro della diaspora africana, porta con sé le sue radici ancestrali ovunque la sua vita nomade l’abbia portato. E’ nato in Egitto, terra che la sua famiglia lasciò per effetto delle alluvioni causate dalla diga di Aswan; tuttavia la sua cultura è legata alla Nubia e risale a generazioni di guerrieri, di coltivatori e di capi villaggio. Hassan fonda, senza fratture, queste sue radici ancestrali con la cultura del suo nuovo paese, l’Italia, un’altra terra di antica cultura. Se i suoi temi sono primordiali, tuttavia la sua tecnica e la sua arte non lo sono. (Kathleen Goncharov, Fathi Hassan: Cultural Nomad, in Fathi Hassan Akkij, 2005, p. 5, nostra traduzione) Nasce a il Cairo, da famiglia nubiana,nel 1957. Il padre Hassan Sudanese, sua madre Fatma originaria di Toshka (Kom Ombo - alto Egitto). Una grande inondazione trasforma interamente lo stile di vita familiare ed è per l'intervento dell'UNESCO che le zone distrutte vengono in parte risanate. E' la tradizione matriarcale di questa zona l'origine della mentalità artistica di Fathi ( Akkij). Il Cairo sarà il luogo dove vivranno la sua famiglia e i nonni: da proprietari terrieri benestanti diverranno semplici lavoratori. Il famoso scultore Ghaleb Khater è suo maerstro nella scuola media Kerabia è sarà proprio l'affermato artista a scoprirne le doti creative. Come sarà proprio una famosa libreria egiziana "Madbuli" in via "Soliman Bashià", nel cuore della capitale a iniziare il giovane artista alle approfondite letture e alla conoscenza dell' arte italiana rinascimentale. Una borse di studio nel 1979 è l'occasione per l'ingresso all’ Accademia di Belle Arti di Napoli, dove si iscrive alla sezione di scenografia con il prof. Ottaiano. In questo luogo e in un periodo davvero privilegiato nel mondo della cultura artistica, Hassan incontrerà nomi tra i piu importanti: Lucio Amelio, Filiberto Menna, Enrico Crispolti, Gabriele Perretta, Mario Martone (con questo ultimo sarà il moderno “Otello sognatore" assieme al gruppo napolitano "falso movimento"). Si diploma nel 1984. E' la rivista Frigidaire - attraverso un articolo - ad invitarlo nelle Marche, a Pesaro, per realizzare una mostra alla galleria Deposito Figure: questa è l'occasione del trasferimento per l'artista. Nel 1988 è il primo artista africano presente alla sezione "Aperto 88", Biennale di Venezia. Il lavoro di Fathi Hassan vive dentro un pensiero di "pittura-scrittura": il pensiero nubiano orale si conserva e si tramanda nei suoi "contenitori di memoria". Il Deserto, il bianco e il silenzio divengono simboli e tracce dei suoi avi e della loro spiritualità. Nascono cosi opere come "contenitore” di memoria, sogni, luce, Angelo, Safir, Africa, e ancora un'intera serie di lavori dedicati alle figure di santi, guerrieri neri, Madonne, foglie, mappe del mondo sacro. Nel gennaio 2002, viene chiamato al National modern of African arte "Smithsonian" di Washington D.C per un'installazione di scrittura murale all'interno del museo, grazie all' interessamento di Mary Angela Scroth di Sala 1 (Roma), che lo segnala anche alla biennale di Dakar. Nel dicembre 2008 a Villa Pisani (Astra) Venezia è presente con un'antologica che racchiude vari momenti del suo percorso artistico.