Nero d'Africa - Silvano Chinni

31 marzo – 15 maggio - Nero d’Africa, installazioni e pitture di SILVANO CHINNI La mostra prende il titolo dall’installazione Nero d’Africa (2004), uno dei tre lavori esposti, in cui si coniugano sotto la dominante del nero gli specifici della pittura, scultura e fotografia usati quali linguaggi in contaminazione tra loro e che determinano proposizioni spazio-ambientali dell’assenza, attraverso soluzioni estetiche di sintesi e di rigore. Seguono una serie di opere - datate 2004 - dipinte su stampe fotografiche già riproducenti una vecchia maschera Senufo, “modella” denominata dall’artista Lucy, facente parte dell’ultimo lavoro descritto. Ansia d'identità è evidenziata nel terzo lavoro, Lucy 2007, in cui la maschera ready-made è collocata con altre di etnie - stili diversi, ed esposta rispetto a quelle dalla parte concava: il vuoto penetra il guardare l’esterno, doppio di se stessa, tramite un elemento specchiante. Silvano Chinni (1946) si diploma presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna, dove insegna dal 1970. Dopo una breve esperienza analitico-concettuale volta alla decostruzione del codice pittorico sul versante aniconico, utilizza dal 1978 i vari specifici dell’arte visiva le cui opere, relazionate spesso tra loro in ambientazioni, evidenziano - nell’assunto di stili, materiali e tecniche diversificate - come l’arte sia estensione mutevole ed inarrestabile della propria storia. Dal 1982 al 1985 ha costituito il Gruppo de La pittura a tre facce, anticipatore delle successive istanze di oggettualità pittorica. Principali mostre 1975, Roma, X Quadriennale d’Arte; 1980, Bologna, Galleria Fabjbasaglia, (pers.); 1981, Legnano, Centro Cantoni, L'oggetto manifesto, ovvero La nuova scultura italiana; 1981, Bologna, Studio Cavalieri, (pers.); 1982, Bologna, Ex Magazzino del Carbone, La pittura a tre facce, ovvero la nuova dimensione plastica; 1986, Bologna, GAM, (pers.); 1986, Padova, XIV Biennale del bronzetto; 1992, Osaka, Triennale ’92 of Sculptur; 1993, Osaka, Triennale ’93 of Painting; 1997, Bologna, Villa delle Rose-GAM, Linee della ricerca artistica, 1965-1995. Bologna; 2002, Castel S.Pietro T., GAM, (pers.); 2004, Pieve di Cento, MAGI 900, Generazione Anni Quaranta. Bibliografia essenziale Segnalati Bolaffi 1981, Torino, 1981; S. Chinni, La pittura a tre facce, post peinture-tableau. Indicazioni anni '80, Bologna, 1984; Segnalati della Scultura 1985, Torino, 1985; R. Pasini, Linee della ricerca artistica, 1965-1995. Bologna, Bologna, 1997; G. Di Genova, (a cura di), Catalogo delle Collezioni permanenti, Vol.7, Generazione Anni Quaranta, MAGI 900 Pieve di Cento, Bologna, 2005; G. Di Genova, Storia dell’arte italiana del ‘900 – Generazione Anni Quaranta, Bologna, 2007.



    Camminare nei sogni - Bruno Gandolfi

10 novembre 2007 – 6 gennaio 2008 - Camminare nei sogni, acquerelli e tecniche miste di BRUNO GANDOLFI - Le opere africane esposte nella galleria NerA. sono entrate nel mondo fantastico di Bruno Gandolfi, già ricco di sogni, espressi in alcune sue personali come “Deliqui di realtà” nel 1981 e “Appunti di viaggio” nel 1988, al Circolo della Stampa di Bologna e “Il Bosco magico” nel 2003 al Circolo Artistico. Che cosa hanno a che fare le maschere, i copricapo, le statue, esposte in galleria con il mondo dei sogni di un artista che l’Africa non l’ha mai vista, se non attraverso racconti, romanzi, saggi e articoli di quotidiani? Queste presenze come s’intuisce nei quadri esposti, hanno innescato associazioni libere tra loro e lo strato profondo delle emozioni e delle percezioni di una realtà onirica che si è sviluppata in stagioni e luoghi differenti ed epoche e non epoche sospese. La materializzazione di questo immaginare avviene con acquerelli su carta bianca e su acquetinte preparate per tentare di contenere lo straripamento continuo del camminare nei sogni. Bruno Gandolfi ha vissuto a Zurigo e a Milano. A Bologna, città in cui è nato e lavora, ha avuto come maestro alla scuola elementare Italo Cinti, alla scuola media Bianca Maria Arcangeli e recentemente, come insegnate di tecnica dell’incisione Manuela Candini. Dal 1975 ha partecipato a mostre collettive e di gruppo e ha tenuto diverse personali. Negli ultimi anni ha sviluppato nuove forme espressive, facendo incontrare sulla carta incisioni e acquerelli.